Stato delle informazioni al 27 ottobre 2026
Il 29 settembre 2026 Poste Italiane ha comunicato i risultati definitivi dell'offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) su TIM: dopo la riapertura dei termini il gruppo è salito all'85,823% del capitale, partendo dal 20,104% iniziale. Dal 30 settembre TIM è soggetta alla direzione e al coordinamento di Poste, pur mantenendo la propria autonomia giuridica. Per chi ha contratti con TIM, nel breve periodo la controparte non cambia, ma qualche verifica conviene farla.
Il primo periodo di adesione, chiuso l'11 settembre, aveva portato Poste al 66,627%. La riapertura dei termini, dal 21 al 25 settembre, ha aggiunto 409,98 milioni di azioni, pari al 19,196% del capitale. Il corrispettivo finale, dopo il rialzo annunciato da Poste il 7 settembre, è di 0,218 azioni Poste di nuova emissione più 1,97 euro in contanti per ogni azione TIM.
L'offerta non ha raggiunto né il 90%, soglia che secondo il Testo unico della finanza (TUF) fa scattare l'obbligo di acquistare le azioni residue, né il 95%, che dà anche il diritto di acquistarle. TIM resta quindi quotata, anche se il documento di offerta indicava come obiettivo l'uscita dalla Borsa (delisting). Poste non ha ancora chiarito come intenda gestire la quota in mano agli altri azionisti.
Sul piano della governance, i consigli di amministrazione delle due società hanno approvato un regolamento che disciplina i flussi informativi e il coinvolgimento preventivo di Poste nelle decisioni strategiche di maggior rilievo. Il documento non definisce le singole iniziative industriali: il piano congiunto è atteso, secondo l'amministratore delegato di Poste Matteo Del Fante, nel primo trimestre del 2027.
Poste dichiara sinergie per almeno 700 milioni di euro annui a regime, circa 500 da efficienze di costo e oltre 200 da ricavi. È un obiettivo dichiarato, non un risultato conseguito: le sinergie di costo sono attese entro due anni, quelle di ricavo in tre, e già prima della chiusura dell'offerta l'amministratore delegato di TIM Pietro Labriola aveva escluso un contributo sostanziale ai conti del 2026.
Il segnale più concreto riguarda PosteMobile, operatore virtuale (MVNO) del gruppo, ed è precedente alla chiusura dell'offerta: secondo Postepay, sta passando dalla rete di Fastweb + Vodafone a quella di TIM, dal 23 febbraio 2026 per i clienti esistenti e dal 4 marzo per le nuove attivazioni, senza cambio di SIM né di numero. La rete fissa, ceduta da TIM nel 2024, resta invece separata: gli obblighi di accesso sono in capo a FiberCop, che l'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) qualifica come operatore wholesale only, cioè attivo solo sul mercato all'ingrosso (delibera 58/26/CONS). Secondo Radiocor, il presidente dell'Autorità Giacomo Lasorella ha valutato non significativo l'impatto regolamentare complessivo dell'operazione.
Per il Procurement, il cambio di controllo non modifica la controparte dei contratti in essere: TIM resta una società giuridicamente autonoma, e lo stesso vale per le sue controllate. Conviene però verificare le clausole di change of control (cambio di controllo) nei contratti quadro, che possono prevedere diritti di recesso o di rinegoziazione. Per le flotte mobili su PosteMobile, operatore e rete fanno ora capo allo stesso gruppo: chi teneva TIM e PosteMobile come fornitori distinti per la continuità del servizio ha oggi meno diversificazione di quanto pensasse. Per la Pubblica Amministrazione, il riferimento è la nuova gara Consip SPC Connettività (Sistema Pubblico di Connettività), attesa entro novembre 2026: è una previsione, non una data ufficiale, ed è da seguire anche per vedere come TIM vi parteciperà con il nuovo assetto.
Il piano industriale congiunto, atteso nel primo trimestre 2027, dovrebbe chiarire offerte, tempi e investimenti: solo allora si potrà valutare che cosa cambia davvero per i clienti business.
Con i risultati definitivi comunicati il 29 settembre 2026, l'OPAS di Poste Italiane su TIM si è chiusa all'85,823% del capitale. Poste ha il controllo e dal 30 settembre esercita direzione e coordinamento, ma non ha raggiunto le soglie del 90% e del 95% previste dal TUF per acquistare le azioni residue: TIM resta quotata e giuridicamente autonoma, e per le aziende clienti la controparte dei contratti non cambia. Poste dichiara sinergie per almeno 700 milioni di euro annui a regime, un obiettivo e non un risultato, e il piano industriale congiunto è atteso nel primo trimestre 2027. Il segnale più concreto riguarda PosteMobile, in migrazione sulla rete TIM da febbraio, mentre la rete fissa resta separata in FiberCop. La news riassume l'esito dell'OPAS Poste-TIM e indica che cosa verificare: le clausole di change of control nei contratti quadro, la diversificazione dei fornitori per le flotte mobili e, per la Pubblica Amministrazione, la nuova gara Consip SPC Connettività.