Listini wholesale FiberCop: Agcom chiede una nuova proposta, nessun via libera per ora

I nuovi listini FiberCop per i servizi wholesale di accesso alla rete fissa non hanno ancora il via libera: il 23 ottobre 2026 l'Agcom ha comunicato che la Commissione Infrastrutture e Reti ha rilevato progressi ma anche criticità aperte, e ha chiesto una nuova proposta, senza indicare punti né scadenze. Le condizioni, pubblicate il 15 aprile, dovrebbero valere dal 16 settembre 2026 anche in modo retroattivo, ma gli importi definitivi non sono ancora noti. La proposta iniziale prevedeva, secondo Milano Finanza, un aumento medio dell'8,8% dei canoni FTTC e rame, mentre per la FTTH i canoni scendevano nelle aree con più reti e salivano in quelle con una sola. Gli operatori hanno contestato soprattutto i contributi una tantum di disattivazione e il prezzo dei servizi passivi. La news spiega perché per Procurement e IT conta non solo il canone ma anche il costo di attivazioni, cessazioni e migrazioni, e quali clausole contrattuali verificare.

Stato delle informazioni al 27 ottobre 2026

Il 23 ottobre 2026 l'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha comunicato che la Commissione Infrastrutture e Reti, riunita il 21 ottobre, ha rilevato progressi nella proposta di nuovi listini wholesale di FiberCop, cioè i prezzi all'ingrosso che gli operatori pagano per usare la rete fissa, ma anche criticità ancora aperte. Serve quindi una nuova proposta. La comunicazione non indica quali siano i punti da risolvere né una scadenza. Per chi compra connettività, la domanda è se e quando questi prezzi arriveranno nei contratti retail, cioè quelli fra operatori e clienti finali.

I listini erano stati pubblicati il 15 aprile, nel quadro della delibera 58/26/CONS dell'11 marzo che qualifica FiberCop come operatore wholesale only, attivo solo verso gli operatori e non verso i clienti finali. Le nuove condizioni erano previste dal 16 settembre 2026, con validità prospettata fino al 2028. L'Agcom non scrive il listino: verifica che le condizioni proposte siano eque e ragionevoli. Già a luglio l'Autorità aveva chiesto modifiche.

FiberCop ha preso atto della comunicazione, parla di pochi punti ancora aperti e si dice fiduciosa di chiudere l'iter in tempi brevi. Secondo la società, le nuove condizioni avranno effetto dal 16 settembre 2026, anche in modo retroattivo, ma restano soggette all'approvazione definitiva: gli importi, quindi, non sono ancora noti.

Sui numeri, secondo Milano Finanza la proposta di aprile prevedeva un aumento medio dell'8,8% entro fine 2026 dei canoni delle linee FTTC (fibra fino all'armadio stradale) e in rame. È una media attribuita a FiberCop, non riportata nel listino e riferita alla proposta iniziale, non ai prezzi definitivi. Per la FTTH (fibra fino all'abitazione) la proposta non prevedeva un calo generalizzato: il canone del profilo base scendeva nelle aree servite da almeno due reti ultraveloci e saliva in quelle servite da una sola.

Gli operatori concorrenti hanno contestato la proposta. Secondo quanto riportato dalla stampa a luglio, lamentano contributi una tantum per la disattivazione delle linee in rame aumentati fino al 500% in alcuni casi, e servizi passivi (l'accesso alla sola infrastruttura, come la fibra spenta) che in certe situazioni costerebbero più di quelli attivi, forniti con gli apparati di FiberCop già accesi. La comunicazione del 23 ottobre non dice se questi punti siano ancora aperti.

Per il Procurement, il punto da seguire non è solo il canone mensile. Contributi di attivazione, cessazione e migrazione incidono sul costo di un cambio fornitore o del trasferimento di una sede. Un aumento wholesale non si traduce automaticamente in un pari aumento retail: dipende dalle condizioni commerciali dei singoli operatori e dai contratti in essere. Vanno quindi verificate le clausole di revisione prezzi e di indicizzazione, e insieme le condizioni previste in caso di cessazione o cambio fornitore. Per l'IT, la scelta tra FTTC e FTTH resta legata alla disponibilità effettiva della rete nelle singole sedi e al costo totale, non al solo canone.

Il prossimo passo è la nuova proposta di FiberCop, per la quale non c'è una data. Su un fronte distinto, il 9 novembre si riunisce il tavolo tecnico convocato dall'Agcom sul provisioning di FiberCop, cioè la gestione degli ordini di attivazione e assistenza delle linee, aperto a tutti gli operatori interessati: non riguarda i prezzi, ma la qualità del servizio.

I nuovi listini FiberCop per i servizi wholesale di accesso alla rete fissa non hanno ancora il via libera: il 23 ottobre 2026 l'Agcom ha comunicato che la Commissione Infrastrutture e Reti ha rilevato progressi ma anche criticità aperte, e ha chiesto una nuova proposta, senza indicare punti né scadenze. Le condizioni, pubblicate il 15 aprile, dovrebbero valere dal 16 settembre 2026 anche in modo retroattivo, ma gli importi definitivi non sono ancora noti. La proposta iniziale prevedeva, secondo Milano Finanza, un aumento medio dell'8,8% dei canoni FTTC e rame, mentre per la FTTH i canoni scendevano nelle aree con più reti e salivano in quelle con una sola. Gli operatori hanno contestato soprattutto i contributi una tantum di disattivazione e il prezzo dei servizi passivi. La news spiega perché per Procurement e IT conta non solo il canone ma anche il costo di attivazioni, cessazioni e migrazioni, e quali clausole contrattuali verificare.

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