Il Regolamento — che sostituisce quello del 2016 e rafforza anche la trasparenza delle offerte, dal dettaglio in fattura ai bollini 5G — blocca le chiamate dall'estero che fingono un numero italiano: dal 19 agosto 2025 sulle numerazioni fisse, dal 19 novembre sulle mobili, con decine di milioni di chiamate filtrate. Restano però scoperti due canali: il telemarketing dei call center italiani che usano numeri fissi reali, di competenza del Registro delle Opposizioni e del Garante, e le chiamate da numerazioni estere reali, cresciute proprio perché gli operatori abusivi non possono più mascherarsiA oltre un anno dall'entrata in vigore, la delibera AGCOM 106/25/CONS ha ridotto in modo misurabile lo spoofing telefonico, ma i dati dell'Autorità raccontano solo una parte del fenomeno. Il Regolamento — che sostituisce quello del 2016 e rafforza anche la trasparenza delle offerte, dal dettaglio in fattura ai bollini 5G — blocca le chiamate dall'estero che fingono un numero italiano: dal 19 agosto 2025 sulle numerazioni fisse, dal 19 novembre sulle mobili, con decine di milioni di chiamate filtrate. Restano però scoperti due canali: il telemarketing dei call center italiani che usano numeri fissi reali, di competenza del Registro delle Opposizioni e del Garante, e le chiamate da numerazioni estere reali, cresciute proprio perché gli operatori abusivi non possono più mascherarsi.
A oltre un anno dall'approvazione, la delibera AGCOM 106/25/CONS — il Regolamento a tutela degli utenti nelle comunicazioni elettroniche, adottato il 30 aprile 2025 in sostituzione di quello del 2016 (delibera 252/16/CONS) — ha prodotto risultati misurabili contro lo spoofing telefonico. I numeri diffusi dall'Autorità, però, fotografano solo una parte del fenomeno: chi risponde al telefono ogni giorno sa che le chiamate indesiderate sono cambiate, ma non sparite. Vale la pena distinguere ciò che il Regolamento blocca davvero da ciò che resta fuori dalla sua portata.
Cosa prevede il Regolamento
Il provvedimento agisce su due fronti. Sul versante della trasparenza rafforza gli obblighi informativi degli operatori: condizioni economiche chiare, dettaglio in fattura di chiamate, minuti e GB per ciclo, "bollini" di velocità per le offerte 5G (verde senza limiti, giallo pari o superiore a 20 Mbit/s, rosso sotto i 20 Mbit/s) e nuove tutele sul consumo dati, con avviso all'80% della soglia inclusa e blocco automatico al 100% salvo consenso. In caso di cessazione, il preavviso è di almeno tre mesi per la chiusura di un servizio o di un'attività di rete, ridotto a un mese per la cessazione di un singolo profilo tariffario.
Sul versante anti-spoofing, il Regolamento impone agli operatori di bloccare le chiamate provenienti dall'estero che si presentano con un numero italiano falsificato, verificando la coerenza tra numero mostrato e rete di origine. Il blocco sulle numerazioni fisse è attivo dal 19 agosto 2025, quello sulle mobili dal 19 novembre 2025, con sanzioni fino a un milione di euro.
I risultati, e cosa misurano davvero
I dati dell'Autorità sono consistenti: sul mobile, nei primi undici giorni, circa 49,3 milioni di chiamate bloccate, pari al 56% del traffico da rete mobile con numero italiano in arrivo dall'estero; sul fisso, la quota filtrata è scesa all'1,37% a settembre 2025, dal 5,74% della fase iniziale. Sono cifre reali, ma vanno lette per quello che sono: misurano un insieme preciso — le sole chiamate dall'estero che mascheravano un numero italiano. Tutto il resto continua a passare, e non è poco.
I due canali che restano scoperti
Il primo è il telemarketing prodotto sul territorio italiano da call center che chiamano con numerazioni fisse italiane reali, spesso con prefissi urbani come quelli di Roma o Firenze. Sono numeri autentici, non falsificati: il filtro anti-spoofing non ha motivo di bloccarli. Questo terreno è materia del Registro Pubblico delle Opposizioni e del Garante per la privacy, non della 106/25 — e resta il vero tallone d'Achille, perché il Registro funziona verso gli operatori in regola ma è inerte contro i call center illegali, che semplicemente non lo consultano.
Il secondo è un effetto collaterale della delibera stessa. Non potendo più fingersi italiani, gli operatori abusivi hanno spostato il traffico su numerazioni estere reali: sono aumentate le chiamate con prefissi visibili di Regno Unito, Francia, Spagna, Svizzera, Danimarca e altri paesi. Il numero straniero sul display è più facile da riconoscere come sospetto, ma il volume complessivo di molestie resta alto. È il classico effetto "materasso ad acqua": si preme da un lato e il problema si sposta dall'altro.
Le mosse successive
Consapevole del limite, l'Autorità ha continuato a intervenire. La delibera 271/25/CONS (novembre 2025) ha esteso gli obblighi ai servizi mobili specializzati e machine-to-machine (M2M) e introdotto il blocco degli operatori mobili esteri non conformi, con sospensione del roaming verso l'Italia fino all'adeguamento. Ad aprile 2026, con la delibera 21/26/CIR, sono stati previsti numeri brevi a tre cifre come identificativo delle chiamate degli operatori commerciali legittimi — non replicabili dall'estero — mentre si è stretto anche sul consenso per il telemarketing di luce e gas. Segnali che il quadro è ancora in costruzione, non un capitolo chiuso.
Perché interessa a chi gestisce la spesa TLC
Per aziende ed enti l'aspetto più utile resta il capitolo trasparenza: condizioni economiche chiare e dettaglio in fattura di chiamate, minuti e GB danno a chi si occupa di controllo e ottimizzazione della spesa telefonica una base dati più solida, mentre i bollini 5G e il preavviso sulla cessazione dei profili tariffari incidono su gare, rinnovi contrattuali e repricing. Sul fronte delle molestie, invece, il messaggio realistico è che nessun filtro di rete sostituisce ancora policy interne, formazione del personale e attenzione: la 106/25 alza l'asticella, non chiude la partita.
L'efficacia complessiva dipenderà da quanto le maglie si stringeranno sui canali oggi scoperti — il territorio nazionale e le numerazioni estere reali — e dalla reale forza deterrente delle sanzioni, che i primi procedimenti del 2026 stanno appena iniziando a mettere alla prova.
A oltre un anno dall'entrata in vigore, la delibera AGCOM 106/25/CONS ha ridotto in modo misurabile lo spoofing telefonico, ma i dati dell'Autorità raccontano solo una parte del fenomeno. Il Regolamento — che sostituisce quello del 2016 e rafforza anche la trasparenza delle offerte, dal dettaglio in fattura ai bollini 5G — blocca le chiamate dall'estero che fingono un numero italiano: dal 19 agosto 2025 sulle numerazioni fisse, dal 19 novembre sulle mobili, con decine di milioni di chiamate filtrate. Restano però scoperti due canali: il telemarketing dei call center italiani che usano numeri fissi reali, di competenza del Registro delle Opposizioni e del Garante, e le chiamate da numerazioni estere reali, cresciute proprio perché gli operatori abusivi non possono più mascherarsi da italiani. Per aziende ed enti il valore maggiore resta la trasparenza, utile a chi controlla la spesa TLC; sul fronte molestie, la delibera alza l'asticella ma non chiude la partita.