L’edizione 2025 descrive da un lato un mercato in espansione, dall’altro evidenzia le sfide ancora irrisolte e le disuguaglianze tra grandi e piccole imprese.
Nel 2024, il mercato digitale in Italia ha superato 81,6 miliardi di euro, con una crescita del +3,7% rispetto all’anno precedente. Entro il 2028, si prevede che il valore totale raggiunga 93 miliardi di euro, con un impatto significativo sul PIL nominale, pari al 3,73%. Questo risultato, sebbene positivo, evidenzia una crescita più sostenuta rispetto al resto dell'economia italiana, ma con un divario crescente tra i diversi attori del mercato.
Le grandi aziende sono all’avanguardia nell’adozione di tecnologie avanzate, investendo in Cybersecurity, Cloud e formazione digitale: ben il 71% ha già integrato soluzioni digitali all’avanguardia.
Al contrario, le PMI, che costituiscono l’ossatura economica del Paese, sono ancora molto indietro nel processo di trasformazione digitale: solo il 26% risulta ad alta digitalizzazione (rispetto all’83% delle grandi imprese).
Le PMI investono più delle grandi imprese in beni immateriali (40% rispetto al 34%), ma si concentrano principalmente su software e strumenti operativi, mentre ricerca e sviluppo e innovazioni come l'intelligenza artificiale (AI) restano marginali: solo il 6,9% delle PMI utilizza soluzioni AI, prevalentemente per applicazioni di linguaggio generativo.
Tecnologie più diffuse: piattaforme digitali, robotica e Iot e servizi avanzati
Il panorama tecnologico italiano continua a evolversi, spinto da una forte adozione di soluzioni digitali che migliorano l’efficienza e la competitività delle imprese. Al centro di questa trasformazione troviamo:
- Servizi ICT: con una crescita del +7,4% nel 2024, raggiungono un valore di 17,3 miliardi di euro, trainati principalmente da cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale (AI).
- Cybersecurity: la spesa supera i 2 miliardi di euro, con un incremento del +11,9%, diventando una priorità strategica per aziende e pubblica amministrazione.
- Cloud, IoT e Big Data: classificati tra i “Digital Enabler & Transformer”, registrano una crescita media annua del +10,2% tra il 2024 e il 2028, contribuendo in modo determinante alla modernizzazione dei processi produttivi.
Il Report evidenzia, inoltre, una forte adozione di tecnologie già consolidate:
- Le piattaforme digitali sono utilizzate dal 59% delle imprese.
- La robotica è presente nel 47% delle aziende.
- L’Internet of Things (IoT) è impiegato dal 44% del tessuto produttivo.
Queste soluzioni stanno trasformando vari settori, migliorando l’efficienza operativa e spingendo l’innovazione. In queste aree, l’Italia supera la media dell'Unione Europea, ma rimane indietro rispetto a nazioni come gli Stati Uniti in altre tecnologie avanzate, come Big Data, AI, stampa 3D e realtà aumentata/virtuale.
Intelligenza Artificiale: un settore in espansione
L'Intelligenza Artificiale (AI) nel 2024 è cresciuta del +38,7% rispetto all’anno precedente, arrivando a un valore di 900 milioni di euro. Nonostante l’incremento notevole, solo l'8,2% delle imprese con almeno 10 dipendenti la sta utilizzando. Le applicazioni principali dell'AI riguardano l’analisi dei dati, la generazione linguistica e il riconoscimento vocale.
Le aree aziendali più coinvolte dall'AI sono il marketing, le vendite e i processi amministrativi, con minori impatti su settori come produzione, sicurezza ICT, finanza e logistica.
Secondo Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform, nel 2025 l'AI diventerà il protagonista assoluto dell’economia e della società italiana, segnando una vera e propria rivoluzione. Tuttavia, per le PMI, l’adozione di queste tecnologie resta un passo arduo.
PNRR: un potenziale inespresso
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta una delle leve principali per accelerare la digitalizzazione del Paese, con oltre 40 miliardi di euro destinati a promuovere l'innovazione tecnologica, sia nel settore pubblico che privato. Tuttavia, i dati indicano che solo il 35% dei fondi è stato effettivamente utilizzato entro la fine del 2024.
La Missione 1, dedicata alla digitalizzazione, è quella che ha registrato i progressi più significativi, con una spesa del 46%. In particolare, la Componente 2, relativa agli incentivi di Transizione 4.0, ha beneficiato di risorse che hanno permesso alle imprese di digitalizzare i propri processi. Tuttavia, altre aree, come la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (Componente 1) e la sanità digitale (Missione 6), stanno procedendo a un ritmo più lento, con spese che non superano il 23% e il 15%, rispettivamente.
Nonostante il potenziale enorme del PNRR, il processo di attuazione è stato ostacolato da burocrazia, governance frammentata e ritardi nelle rendicontazioni. Per le PMI, inoltre, la complessità nell'accesso ai fondi e la mancanza di supporto operativo rischiano di ridurre l’efficacia complessiva del Piano.
La sfida delle competenze
La mancanza di competenze digitali è uno degli ostacoli principali alla crescita delle aziende italiane. Nonostante il 52,6% delle imprese abbia investito in almeno 1-4 tecnologie digitali dal 2021 al 2024, solo il 38% prevede di fare lo stesso nel prossimo biennio.Tra gli ambiti di maggiore interesse per gli investimenti futuri ci sono la sicurezza informatica, la formazione ICT e il cloud computing. Ma la carenza di figure professionali specializzate continua a frenare l'adozione di tecnologie avanzate, un problema che riguarda soprattutto le PMI.
Il capitale umano è il tallone d’Achille della transizione digitale italiana:
- Solo il 45,8% della popolazione ha competenze digitali di base.
- Solo l’1,5% dei laureati proviene da percorsi ICT (contro il 4,5% UE).
- Persistono divari generazionali e territoriali.
Per colmare il gap il rapporto propone un piano formativo mirato, con attenzione a giovani, donne e lavoratori delle PMI.
Il Digitale come strumento per le grandi transizioni
Il digitale non è solo un fattore di crescita economica, ma rappresenta anche uno strumento fondamentale per affrontare le transizioni ecologica, sociale e demografica. In particolare, l'AI e il cloud giocano un ruolo cruciale in settori chiave come la sanità, l’istruzione, la pubblica amministrazione e la gestione delle risorse naturali.
Ad esempio, la digitalizzazione dei servizi sanitari e l’adozione della telemedicina stanno migliorando l’accesso alle cure, mentre il passaggio al cloud nella pubblica amministrazione sta semplificando i processi burocratici e rendendo i servizi più efficienti.
Conclusioni
Il digitale in Italia sta evolvendo, ma la digitalizzazione è ancora disomogenea, con forti differenze tra settori, territori e dimensioni aziendali. Il rischio maggiore è che, se non affrontato, questo divario digitale possa compromettere la competitività delle PMI italiane, rallentando la loro resilienza e sostenibilità nel contesto globale.
Per le PMI, ridurre questo gap non è solo una necessità strategica, ma una questione di sopravvivenza. Adottare tecnologie come AI, cloud e cybersecurity è fondamentale, ma per farlo occorre un impegno condiviso da parte del governo, delle imprese e delle istituzioni formative. Solo così l'Italia potrà colmare il ritardo e affrontare le sfide globali con maggiore competitività e innovazione.
Fonte: Anitec-Assinform (Il Digitale in Italia 2025)