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Category Archives: Telecomunicazioni

HomeArchive "Telecomunicazioni"
ESCLUSIVA! L’aumento dei costi di Rete Mobile arriva anche per le grandi aziende
25 ottobre 2016 Reti mobili, Tariffe, Telecomunicazioni

L’effetto di rimbalzo delle tariffe TLC si sta manifestando anche per i clienti Business (Small e Large), in modalità più o meno palese. Con l’attività di controllo delle fatture abbiamo scoperto un probabile aumento implicito sulla fascia Large, che fino ad ora sembrava non toccata dal problema.

Fino ad oggi, le novità hanno riguardato i clienti Small Business: Telecom ha comunicato a fine Settembre un aumento di quasi 5€ sul canone mensile per i profili ‘all inclusive’, mentre Vodafone ha usato la fattura di Giugno per “imporre” il passaggio da canoni mensili a canoni per 4 settimane, a pari prezzo. L’aumento Telecom per questi utenti comporta un aggravio di circa il 20-25% dei costi di canone (per i soli piani interessati); la modifica introdotta da Vodafone comporta un aumento implicito del 8,3% (su tutti i costi fissi in fattura, esclusa la Tassa di Concessione Governativa). I clienti non hanno praticamente alternative in quanto, anche se è concesso un diritto di recesso gratuito, non è certo possibile esercitarlo in soli 30 giorni, anche per flotte di piccole dimensioni.

L’ultima novità riscontrata sui clienti Large Business, che abbiamo rilevato grazie al nostro servizio di controllo fatture, è un accorciamento progressivo dei periodi di fatturazione da parte di un primario operatore telefonico nazionale; questa modifica non ci risulta essere stata comunicata formalmente ai clienti interessati ed ha eroso un giorno a bimestre (il periodo di fatturazione è passato da 61 a 60 giorni medi per bimestre). Questo accorciamento costituisce di fatto un aumento su base annua dei costi dei canoni pari al 2%, che applicato a tutti i canoni in fattura può portare a cifre significative di cui vale la pena rivalersi. Tra l’altro, non è ancora chiaro come verrà gestita l’eccesso di Tassa di Concessione Governativa prelevata.

Contattaci all’indirizzo info@capcost.it per approfondimenti.

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Processo RFQ per TLC – i 7 errori da non commettere
19 ottobre 2016 Telecomunicazioni

Questo articolo, nato un po’ per scherzo facendo il parallelo con i 7 vizi capitali, contiene un distillato delle tante esperienze che abbiamo fatto per negoziare i servizi TLC. Speriamo che possa essere un utile spunto di riflessione, da utilizzare anche per la negoziazione di altre categorie merceologiche.

1. Non partire per tempo rispetto alla data di fine contratto

La programmazione delle attività di rinnovo contrattuale, qualunque sia la modalità scelta (informale, negoziazione con singolo fornitore, gara multi-round strutturata), deve iniziare ampiamente in anticipo. Ragionevolmente, il rinnovo di un contratto richiede dai 2 ai 6 mesi di calendario, in funzione della complessità del servizio.
Arrivare a ridosso della scadenza rende poco credibile qualunque minaccia di cambio fornitore e sposta di conseguenza la leva negoziale dalla parte del fornitore in essere.

Suggerimento: nel caso di partenza forzatamente ritardata, è opportuno negoziare un prolungamento contrattuale di qualche mese, per permettere un processo negoziale completo in tutte le sue fasi.

2. Non considerare l’intera spesa pertinente, anche quella che non è in scadenza

Allargare il perimetro potenzialmente in negoziazione significa sia includere i contratti analoghi per altre società del gruppo, ma anche i contratti “attigui” (vuoi per affinità di servizio, vuoi per affinità di fornitore).
In un’epoca di contratti di servizio sempre più brevi, è una prassi efficace quella di includere nella rinegoziazione anche aree attigue di servizio, relative a contratti anche non in scadenza; quando possibile, oltre all’ovvio beneficio di aumentare il valore della “torta”, l’inclusione di aree attigue consente ai Fornitori un maggiore libertà di formulare offerte innovative e/o aggressive.

Suggerimento: La rinegoziazione anticipata di servizi suddivisi in vari contratti permette anche di allineare e armonizzare le scadenze contrattuali per i futuri rinnovi.

3. Non avere chiaro il «target price» a cui si può ambire e non comunicarlo ai Fornitori partecipanti

Questo errore va scomposto in due parti.
La prima è legata al non far eseguire un’Analisi della Spesa (o Benchmark).

  • Non serve sottolinearne l’utilità: l’aggiornamento sui migliori prezzi di mercato è un fattore fondamentale per poter spuntare delle condizioni favorevoli (vero in qualunque negoziazione, a maggior ragione in un mercato così dinamico come le TLC).
  • Giova invece sottolineare quanto sia elevata l’asimmetria informativa tra i fornitori e il Procurement, anche il più dinamico. Da una parte la difficoltà di stare al passo con il continuo aggiornamento e la complessità delle offerte, dall’altra la sporadicità delle negoziazioni (tipicamente ogni 2 o 3 anni, in funzione del tipo di servizio) danno un vantaggio informativo sostanziale agli Operatori.

La seconda parte, subordinata alla prima ma non meno importante, riguarda il non comunicare il Target Price ai fornitori invitati alla RFQ; si perdono così due benefici importanti:

  • Non si portano i competitor allo stesso livello di conoscenza del fornitore in essere.
  • Non si indirizza subito il fornitore attualmente in essere verso la progettazione di una soluzione che permetta di raggiungere o superare l’obiettivo; questo può lasciare spazio a posizioni difensive che possono diventare difficili o lunghe da scardinare.

Il prezzo da pagare per questo errore può essere salato e comporta solitamente un risultato finale sub-ottimo e un numero superiore di round negoziali richiesti per convergervi.

Suggerimento: Il Price Target deve essere ambizioso ma raggiungibile; in altre parole, deve far trasparire una conoscenza approfondita del miglior prezzo di mercato dei servizi richiesti.

4. Non suddividere la fornitura in sotto lotti appetibili e contendibili da più Fornitori

Un fattore che solitamente riduce (anche sostanzialmente) il potere negoziale dell’acquirente è legato tipicamente al non suddividere adeguatamente la fornitura in sotto lotti; si rischia infatti di rendere poco credibile la possibilità di cambio fornitore e si avvantaggia involontariamente il fornitore in essere.

  • Se la fornitura nella sua totalità è solitamente un “blob” troppo complesso per poter essere migrato in toto su un nuovo fornitore (senza costi e soprattutto rischi eccessivi), molto spesso è suddivisibile in lotti che possono effettivamente essere assegnati separatamente a Fornitori diversi dall’attuale.
  • La suddivisione in lotti può complicare la documentazione per la richiesta d’offerta (anche se spesso porta già un beneficio in termini di chiarezza di presentazione per i fornitori), ma sicuramente il beneficio in termini di potere negoziale portato dall’avere più alternative di aggiudicazione è dirompente.

Suggerimento: affrontate i punti 5) e 2) insieme, usando le aree di servizio attigue per avere maggiori opzioni nella strutturazione dei lotti e non siate golosi di negoziare tutto in un solo boccone.

5. Non formulare una richiesta d’offerta circoscritta e dettagliata, che tenga conto dell’evoluzione del fabbisogno

Succede, tavolta per necessità contingente, di trascurare la documentazione dettagliata dei requisiti tecnico-economici all’interno della documentazione per la richiesta d’offerta; non serve sottolineare quanto sia sbagliato, ma può invece essere utile indagare sulle motivazioni che portano a questo errore.

  • Un primo motivo che troviamo è legato alla limitata conoscenza dei propri consumi e dei propri pattern di utilizzo (i report disponibili dipendono talvolta dalla buona volontà del fornitore attuale, buona volontà che, in sede di gara, viene messa a dura prova) e può portare a utilizzare dei template troppo generici o, peggio, lasciare libertà ai partecipanti di proporre la quotazione e l’offerta tecnica secondo il template da loro preferito.
  • L’altro motivo che incontriamo è legato a una limitata collaborazione con la linea tecnica e/o alla mancanza di competenze specifiche necessarie, che può portare il Procurement a un capitolato tecnico non sufficientemente prescrittivo, con il rischio di trascurare le esigenze specifiche per lo sviluppo del business e dei piani di sviluppo aziendali.

Qualunque sia il motivo che porta a sottovalutare l’importanza di una documentazione RFQ dettagliata, il prezzo da pagare per questo errore è salato: non solo come peggior risultato economico (probabile) e maggiori rischi di extra-costi futuri (ancora più probabile), ma anche come maggior tempo di negoziazione (inevitabile). L’asimmetria informativa è troppo elevata per pensare di affrontare la negoziazione senza un’adeguata preparazione.

Suggerimento: Investite il tempo necessario per comprendere il fabbisogno e formulate un set di documenti per la richiesta d’offerta sufficientemente dettagliato – è tutto tempo risparmiato nelle fasi successive.

6. Non fornire tempo sufficiente ai fornitori per formulare le risposte alla RFQ

Questo è un errore davvero molto ricorrente.
Dare poco tempo per la risposta significa avvantaggiare in modo palese il fornitore attuale (che conosce vita, morte e miracoli del servizio), scoraggiando allo stesso tempo gli altri fornitori partecipanti che dubitano della reale chance di aggiudicarsi il servizio.
Almeno nel primo round negoziale, è essenziale fornire il tempo adeguato per accertarsi che la maggioranza dei partecipanti abbia ben compreso il contesto e requisiti. Il tempo concesso deve essere funzione della complessità dei servizi in negoziazione, solitamente consigliamo dalle 3 alle 6 settimane, considerando come inizio la data di consegna del capitolato e come fine la consegna delle offerte.

Suggerimento: Usate la scadenza intermedia di presentazione delle domande di chiarimento (Q&A) per verificare che tutti i partecipanti abbiano letto e compreso il capitolato; in caso negativo, valutate seriamente se estendere di una settimana.

7. Non includere il capitolato come allegato del contratto e non imporne i contenuti come prevalenti rispetto alle condizioni generali del fornitore nella gerarchia contrattuale.

Le fasi negoziali finali possono essere concitate e portano, talvolta, ad una stratificazione di correzioni, aggiunte e integrazioni che rischiano di stravolgere (anche involontariamente) alcuni dei requisiti della RFQ. A questo problema si somma regolarmente l’indisponibilità, da parte dei fornitori, di utilizzare delle condizioni generali di fornitura non standard; questo fatto, se non gestito opportunamente, porta tipicamente alla rinuncia da parte del cliente di alcune clausole contrattuali utili per la propria tutela.
Cercare quindi di imporre l’inserimento del capitolato (già fatto firmare per la presentazione delle offerte) come allegato nel contratto di servizio, stabilendone la prevalenza con il resto del contratto in caso di discordanza, è un esercizio utile per tutelarsi; anche in caso di rifiuto da parte del fornitore, diventa comunque uno stimolo congiunto per verificare che il contratto di servizio sia aderente alle richieste.

Suggerimento: Almeno per le RFQ più complesse e per le negoziazioni più tormentate, è utile mantenere un issue-log che tracci tutti i punti di disaccordo e ne registri l’evoluzione fino all’accordo finale tra le parti. Sarà un’utile check-list per verificare la completezza del contratto di servizio finale.

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Quanti dati consumano gli smartphone e su quali applicazioni?
07 ottobre 2016 Consumi, Reti mobili, Telecomunicazioni

Questo articolo, pubblicato recentemente da Fiercewireless, fornisce uno spaccato molto interessante sul tempo e soprattutto sul volume di dati giornaliero consumato dagli Smartphone. Il campione analizzato è chiaramente appartenente al segmento famiglie/privati, per cui non è direttamente applicabile a un contesto Business. Però i consumi giornalieri non sono distanti da quanto osserviamo anche noi, sempre più frequentemente.

Articolo originale: http://www.fiercewireless.com/wireless/how-much-cellular-and-wi-fi-data-are-smartphone-users-consuming-and-which-apps-verizon-at?

 

È chiaro che, grazie alle offerte dati illimitate e al costo in discesa per GB, i clienti wireless possono ora accedere a più contenuti sui loro telefoni con una velocità ben maggiore rispetto al passato. Ma che cosa esattamente stanno facendo con i loro telefoni, che quantità di dati stanno consumando, e che reti stanno usando per farlo?

E, forse più importante, come varia tra i vari Operatori (nota: nel caso in esame tutti Operatori US: di Verizon, AT&T, T-Mobile e Sprint)?

Una nuova partnership tra FierceWireless e P3 si propone di rispondere a queste domande. P3 è una società globale di consulenza, gestione e servizi di ingegneria, e raccoglie i dati sull’utilizzo wireless negli Stati Uniti con più di 6.000 utenti di smartphone partecipanti, con oltre 48 milioni di rilevazioni provenienti da tutti gli Stati Uniti. Le informazioni qui di seguito sono state ottenute tra gennaio e agosto 2016.

 

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Attribution/Copyrights P3

Analisi fatta da P3: Il grafico mostra la media del numero di sessioni di applicazioni per utente al giorno, la quantità di dati totale consumata per utente di smartphone al giorno e il tempo medio (sempre al giorno) che un utente ha usato attivamente un’app sullo smartphone.

Gli utenti di tutte le reti in esame trasmettono più dati su Wi-Fi rispetto al cellulare; tuttavia, allo stesso tempo, solo gli utenti T-Mobile passano più tempo con applicazioni sul cellulare rispetto al Wi-Fi mentre gli utenti degli altri operatori mostrano un comportamento opposto. Ciò può essere attribuito alle mosse aggressive di T-Mobile, tra cui Binge On, che non considera i consumi di applicazioni specifiche sui loro piani dati ad alta velocità.

Gli utenti Verizon mostrano il minor numero di sessioni per app, i dati complessivi più bassi e la minor quantità di tempo di utilizzo rispeto a tutti gli altri operatori; mentre gli utenti di T-Mobile sono i più “pesanti” su tutte le categorie.

 

 

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Attribution/Copyrights P3

 

Analisi fatta da P3: Il grafico mostra la percentuale del tempo di utilizzo per applicazione, sia su rete mobile sia su Wi-Fi, nel corso degli ultimi otto mesi. La quota Wi-Fi è per lo più in declino nel corso del tempo su tutti e quattro gli operatori sotto inchiesta, anche se T-Mobile continua ad avere la più bassa quota di Wi-Fi, cosa che ancora una volta può probabilmente essere attribuita alla politica aggressiva dell’offerta T-Mobile Binge on.

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Attribution/Copyrights P3

Analisi fatta da P3: I grafici sopra mostrano le applicazioni per smartphone più utilizzate dagli utenti dei quattro operatori statunitensi, ordinate prima per tempo e poi per volume di dati giornaliero, sia su rete mobile sia su Wi-Fi.

(nota: Come prevedibile) Facebook domina le statistiche di utilizzo delle app per tempo di utilizzo, indipendentemente dal tipo di connessione. Si divide invece il primato con Youtube per per volume di dati.

In tutti e quattro gli operatori, gli utenti trascorrono più tempo con Facebook sul cellulare che su Wi-Fi, mentre non a caso YouTube consuma una quantità maggiore di dati totali che porta gli utenti di connettersi al Wi-Fi più spesso.

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Dal 4G al 5G passando per le connessioni da postazione fissa a banda ultralarga
28 settembre 2016 IoT, Telecomunicazioni

Recenti pubblicazioni hanno ben delineato le caratteristiche dell’evoluzione verso il 5G della rete mobile e le sfide a cui dovrà rispondere tale tecnologia nei suoi svariati campi di applicazione (principalmente l’Internet of Things e le applicazioni di realtà aumentata) .

Dalle ultime strategie messe in atto dagli operatori di telefonia fissa si può intuire però che ci sarà un risvolto anche nel campo delle applicazioni di “fixed wireless access (FWA) ” .

Finora questo segmento è stato dominio di alcuni piccoli operatori (che si sono associati nell’Aprile 2016 dando vita alla “Coalizione del Fixed Wireless Access” – CFWA) che hanno puntato a colmare il “digital divide” offrendo servizi di connessione wireless paragonabili ad una connessione ADSL, utilizzando fino ad ora protocolli per lo più proprietari o basati su tecnologia Wimax.

La nuova tecnologia LTE ha aperto la prospettiva di una applicazione anche nel campo del FWA, permettendo di raggiungere velocità anche superiori a quelle di una connessione in rame (più di 30Mbps per utente).  Molti operatori FWA stanno già migrando le loro reti su questa nuova tecnologia.

Dal rapporto dell’Agcom si può notare come, forse grazie anche a questi nuovi sviluppi, questo segmento di mercato sia in netta espansione:

dal 2015 al 2016 “ Cresce di +0,7 p.p. il peso delle altre imprese, in particolare quelle legate all’offerta di servizi Fixed Wireless Access (FWA)” (cfr.Agcom , “ Osservatorio sulle Comunicazioni N.2/2016”)

Probabilmente anche in ragione di questa tendenza, gli operatori di telefonia fissa stanno puntando ad espandere il proprio mercato proprio in tale segmento.

In particolare è di recente pubblicazione la notizia che sia Tiscali che Fastweb hanno siglato un’alleanza strategica con il partner Huawei, principale fornitore degli apparati di rete, per lo sviluppo delle soluzioni 4,5G e 5G.

Tiscali, anche grazie all’avvenuta fusione con Aria (operatore Wireless) sembra essere già pronta alla realizzazione dei nuovi servizi a partire dal prossimo mese:

“ Nasce una nuova alleanza tecnologica e commerciale tra Tiscali e Huawei, che consentirà all’operatore di sviluppare in Italia una rete di accesso proprietaria Lte 4.5G Fixed wireless con tecnologia Tdd su frequenza 3,5 GHz technology neutral, di cui Tiscali è licenziataria. Huawei fornirà a Tiscali, in virtù dell’accordo pluriennale appena siglato, gli apparati di rete [  …..] per la fornitura di servizi ultra broadband su tecnologia Lte-Tdd 4.5G Wtth (Wirelessfiber to the Home) con capacità fino a 100Mbps su tutto il territorio nazionale, con particolare focus sulle aree in digital divide.

La nuova rete permetterà agli utenti residenziali, Soho e Business, di usufruire di servizi ultra broadband fino a 100Mbps, scalabili in un prossimo futuro fino a 1 Gbps, e sarà in grado di supportare servizi multimediali di altissima qualità, come, ad esempio, lo streaming in alta definizione dei video in 4K. “

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/43526_tiscali-si-allea-con-huawei-per-la-nuova-rete-lte-45g.htm

 “La prima zona che sarà allacciata alla nuova rete LTE sarà la Val Trompia, una zona provincia di Bergamo. Il principale banco di prova sarà però Perugia, città dove, a metà ottobre, arriverà ufficialmente questa nuova fibra ottica.”

https://www.tstyle.it/2016/09/23/perugia-la-fibra-wtth-100-mbps-12352.html

 Fastweb invece per il momento sembra stia solo preparando il terreno per “salto” verso il 5G (probabilmente in entrambi gli ambiti, sia di rete mobile che di rete fissa):

“Una partnership strategica pluriennale per lo sviluppo di soluzioni e servizi innovativi nel mercato della convergenza fisso-mobile e dei servizi wireless. A firmare l’accordo, nell’headquarter di Huawei a Shenzhen, il ceo di Fastweb Alberto Calcagno e Edward Chan, Ceo di Huawei Italia. Il primo progetto che  sarà avviato riguarda l’utilizzo della tecnologia small cells di Huawei nell’ottica dello sviluppo dei servizi 5G, “facendo leva – spiega una nota dei due operatori – sia sugli asset tecnologici di Fastweb che su porzioni di spettro, che siano o no soggette a licenze.”

http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/43449_huawei-firma-le-small-cell-per-il-5g-di-fastweb.htm

 Con velocità fino 100Mbps (che con gli sviluppi futuri del 5G potrebbero arrivare fino a 1Gbps ) la connessione Wireless potrebbe diventare nel prossimo futuro non solo una soluzione per il digital divide, bensì una valida alternativa (ci aspettiamo anche più economica) non solo rispetto al rame ma anche rispetto alla connessione in fibra. Se si considera la notevole flessibilità e rapidità in termini di implementazione rispetto all’oneroso processo di posa di una fibra, questa nuova tecnologia potrebbe dare una forte accelerata allo sviluppo della banda Ultralarga nel nostro paese, favorendo così il raggiungimento degli obiettivi del Piano Strategico del governo (connettività ad almeno 100Mbps per almeno l’85% della popolazione e per edifici pubblici) .

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Sistemi cellulari, un nuovo spettro per il 5G
21 settembre 2016 IoT, Reti mobili

Il nuovo sistema non è caratterizzato da una tecnologia innovativa di accesso, ma dai requisiti di qualità del servizio che dovranno essere rispettati di Maurizio Dècina Emeritus Professor, Politecnico di Milano

 

Sistemi cellulari 5g: visione e requisiti di servizio

Le varie generazioni dei sistemi radiomobili cellulari si sono succedute nel tempo con scadenza decennale. Mentre i sistemi 1g sono i precursori analogici, i sistemi 2g (Gsm) di seconda generazione nascono nel 1990 e usano la tecnologia radio di accesso Tdma (Time Division Multiple Access). I sistemi 3g (Umts) nascono nel 2000 e adottano la tecnologia Cdma (Code Division Multiple Access), mentre i sistemi 4g (Lte) nascono nel 2010 e impiegano l’innovativa tecnologia Ofdm (Orthogonal Frequency Division Mutiplexing). Progressivamente la banda dedicata ad Internet si è allargata arrivando ai 100 Mbit/s di download dei primi sistemi Lte. Col sistema Lte Advanced si raggiungerà 1 Gbit/s, verso la fine di questa decade, il 2020, anno in cui nascono i sistemi 5g.

Ma, a differenza delle altre generazioni industriali, il sistema 5g non è fortemente caratterizzato da una innovativa tecnologia di accesso. Si parla invece dei requisiti di qualità del servizio che il 5g dovrà rispettare, in termini ad esempio di massima velocità di download (da 10 Gbit/s in su) e di massima latenza (1ms). Per ottenere elevate velocità di download sarà necessario operare su porzioni di spettro grandi almeno quanto quelle dello Lte (da 20 MHz a 80 MHz in carrier aggregation per l’Lte Advanced) esplorando nuove porzioni dello spettro radio ed adottando tecniche di “small cells” e di “massive Mimo” (Multiple Input Multiple Output).

La figura allegata illustra i requisiti tecnici che i sistemi 5g dovranno rispettare per soddisfare tre categorie di servizi: la continuità della customer experience in mobilità (volume dei dati, velocità di download e velocità del movimento); i servizi mission critical, quali energia, trasporti e sanità, (latenza, affidabilità e tempi di creazione dei servizi); i servizi di massa per l’Internet of Things (IoT- numero di dispositivi/sensori serviti, efficienza energetica dei dispositivi/sensori).

Quindi, nel caso dei sistemi 5g la visione è quella di una nuova generazione radiomobile cellulare che deve gestire efficacemente tre differenti tipi di traffico:

  • Alto throughput, per servizi video e di realtà aumentata
  • Bassa energia, massive IoT per sensori con batterie a lunga vita (10 anni)
  • Bassa latenza e alta affidabilità per servizi IoT mission critical.

Inoltre, i sistemi 5g soddisfano i requisiti e contribuiscono alla digitalizzazione dei mercati verticali della IoT (cellular eats IoT!):

  • Traporti e automobilismo, manifattura, media & entertainment, energia, sanità e benessere, cibo e agricoltura, ecc.

Infine, i sistemi 5g devono essere sostenuti da una tecnologia sostenibile e scalabile per trattare efficacemente:

  • Crescita drammatica del numero di terminali (all’inizio del 5g, nel 2020, ci saranno 50 miliardi di dispositivi connessi; nel 2030, all’alba dei sistemi 6g, le “cose” si conteranno in milioni di miliardi?)
  • Crescita sostenuta del traffico (50-60% Cagr)
  • Reti eterogenee (diverse interfacce radio e diversi protocolli standard per connettere dispositivi di utente/smartphone e sensori IoT)

Le infrastrutture 5g promettono maggiore efficienza ed efficacia in termini di consumi di energia, tempi di creazione del servizio e flessibilità nell’uso dell’hardware. La scalabilità e l’agilità nella gestione e creazione dei servizi 5g saranno infatti garantite dall’impiego diffuso di tecnologie di Cloud e di Mobile Edge Computing (Mec) in una topologia di rete caratterizzata dall’uso in-door e out-door delle piccole celle (tranne che nelle aree suburbane e rurali). Le tecnologie di virtualizzazione della rete saranno estensivamente impiegate sia nel nucleo (Nfv/Sdn – Network Function Virtualization/Software Defined Networks) che ai bordi della rete stessa (ad esempio: C-Ran – Cloud Radio Access Network: virtualizzazione delle base station).

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