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Sistemi cellulari, un nuovo spettro per il 5G

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Sistemi cellulari, un nuovo spettro per il 5G
21 settembre 2016 IoT, Reti mobili

Il nuovo sistema non è caratterizzato da una tecnologia innovativa di accesso, ma dai requisiti di qualità del servizio che dovranno essere rispettati di Maurizio Dècina Emeritus Professor, Politecnico di Milano

 

Sistemi cellulari 5g: visione e requisiti di servizio

Le varie generazioni dei sistemi radiomobili cellulari si sono succedute nel tempo con scadenza decennale. Mentre i sistemi 1g sono i precursori analogici, i sistemi 2g (Gsm) di seconda generazione nascono nel 1990 e usano la tecnologia radio di accesso Tdma (Time Division Multiple Access). I sistemi 3g (Umts) nascono nel 2000 e adottano la tecnologia Cdma (Code Division Multiple Access), mentre i sistemi 4g (Lte) nascono nel 2010 e impiegano l’innovativa tecnologia Ofdm (Orthogonal Frequency Division Mutiplexing). Progressivamente la banda dedicata ad Internet si è allargata arrivando ai 100 Mbit/s di download dei primi sistemi Lte. Col sistema Lte Advanced si raggiungerà 1 Gbit/s, verso la fine di questa decade, il 2020, anno in cui nascono i sistemi 5g.

Ma, a differenza delle altre generazioni industriali, il sistema 5g non è fortemente caratterizzato da una innovativa tecnologia di accesso. Si parla invece dei requisiti di qualità del servizio che il 5g dovrà rispettare, in termini ad esempio di massima velocità di download (da 10 Gbit/s in su) e di massima latenza (1ms). Per ottenere elevate velocità di download sarà necessario operare su porzioni di spettro grandi almeno quanto quelle dello Lte (da 20 MHz a 80 MHz in carrier aggregation per l’Lte Advanced) esplorando nuove porzioni dello spettro radio ed adottando tecniche di “small cells” e di “massive Mimo” (Multiple Input Multiple Output).

La figura allegata illustra i requisiti tecnici che i sistemi 5g dovranno rispettare per soddisfare tre categorie di servizi: la continuità della customer experience in mobilità (volume dei dati, velocità di download e velocità del movimento); i servizi mission critical, quali energia, trasporti e sanità, (latenza, affidabilità e tempi di creazione dei servizi); i servizi di massa per l’Internet of Things (IoT- numero di dispositivi/sensori serviti, efficienza energetica dei dispositivi/sensori).

Quindi, nel caso dei sistemi 5g la visione è quella di una nuova generazione radiomobile cellulare che deve gestire efficacemente tre differenti tipi di traffico:

  • Alto throughput, per servizi video e di realtà aumentata
  • Bassa energia, massive IoT per sensori con batterie a lunga vita (10 anni)
  • Bassa latenza e alta affidabilità per servizi IoT mission critical.

Inoltre, i sistemi 5g soddisfano i requisiti e contribuiscono alla digitalizzazione dei mercati verticali della IoT (cellular eats IoT!):

  • Traporti e automobilismo, manifattura, media & entertainment, energia, sanità e benessere, cibo e agricoltura, ecc.

Infine, i sistemi 5g devono essere sostenuti da una tecnologia sostenibile e scalabile per trattare efficacemente:

  • Crescita drammatica del numero di terminali (all’inizio del 5g, nel 2020, ci saranno 50 miliardi di dispositivi connessi; nel 2030, all’alba dei sistemi 6g, le “cose” si conteranno in milioni di miliardi?)
  • Crescita sostenuta del traffico (50-60% Cagr)
  • Reti eterogenee (diverse interfacce radio e diversi protocolli standard per connettere dispositivi di utente/smartphone e sensori IoT)

Le infrastrutture 5g promettono maggiore efficienza ed efficacia in termini di consumi di energia, tempi di creazione del servizio e flessibilità nell’uso dell’hardware. La scalabilità e l’agilità nella gestione e creazione dei servizi 5g saranno infatti garantite dall’impiego diffuso di tecnologie di Cloud e di Mobile Edge Computing (Mec) in una topologia di rete caratterizzata dall’uso in-door e out-door delle piccole celle (tranne che nelle aree suburbane e rurali). Le tecnologie di virtualizzazione della rete saranno estensivamente impiegate sia nel nucleo (Nfv/Sdn – Network Function Virtualization/Software Defined Networks) che ai bordi della rete stessa (ad esempio: C-Ran – Cloud Radio Access Network: virtualizzazione delle base station).

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Internet of Things: nuove regole sulle sim, Agcom a lavoro
09 agosto 2016 Telecomunicazioni

L’autorità avvia l’iter per regolare il mercato. Il commissario Nicita: “Con questa consultazione valutiamo se consentire agli operatori di telecomunicazioni di utilizzare numerazioni di altre nazioni sul suolo italiano” di Alessandro Longo

Permettere agli operatori italiani di mettere un numeroitaliano su sim straniere inserite in oggetti connessi, come automobili e contatori della luce. E così partecipare appieno allo sviluppo del mercato internet delle cose.

E’ il senso di un processo di una delibera che Agcomha messo ieri in consultazione pubblica per 30 giorni. L’impegno è concludere l’iter in 90 giorni, in questa che è la prima azione regolamentare in ambito di internet delle cose (o machine to machine) in Italia.

Il mercato ha 30 giorni per rispondere, laddove l’impegno dell’Autorità è quello concludere l’iter in 90 giorni. Si tratta di  una delle prime azioni regolamentari nell’ ambito dell’ internet delle cose (o machine to machine) in Italia.

Come spiega a Corcom il commissario Antonio Nicita, relatore della delibera, “si tratta di valutare se modificare il piano di numerazione nazionale per consentire agli operatori fornire servizi Iot utilizzando  numerazioni straniere, che possono essere presenti- per esempio- in SIM installate in automobili prodotte all’estero e circolanti da noi”.

Un’applicazione possibile riguarda i servizi di intrattenimento e Wi-Fi in auto. Come si legge nell’allegato B della delibera, “un MNO italiano, tramite la propria rete mobile, oltre a fornire il servizio di connettività verso gli access point M2M alla società produttrice delle automobili, renderebbe disponibili, riusando la stessa embedded global M2M SIM, servizi di accesso ad Internet, fruibili nell’automobile secondo le modalità di seguito indicate”.

”Gli utenti del servizio di accesso a Internet sono gli occupanti del veicolo per il tramite di un accesso Wi-Fi che irradia e riceve il segnale nella vettura, analogamente a quanto avviene in un hot spot pubblico. Il servizio di accesso a Internet è intestato al proprietario del veicolo e utilizzabile dagli altri occupanti lo stesso. L’accesso avviene tramite l’avvio di un browser, installato su di un dispositivo Wi-Fi nella vettura, e lo svolgimento di una procedura di accesso tramite password e registrazione. L’intestatario del contratto acquista, ad esempio tramite carta di pagamento nominativa, dal MNO italiano, un bundle di servizi prepagato (ad esempio con un ammontare di traffico dati pre-definito), senza costi di roaming. La rete host del cliente è quella italiana, nei termini in cui il servizio è erogato in permanent roaming sulla rete del MNO italiano. L’autenticazione del cliente viene effettuata, conformemente alle norme nazionali in materia, tramite carta nominativa”.

“Accanto al tema dell’autenticazione del cliente” aggiunge Nicita “ per l’Autorità è opportuno interrogarsi su come assicurare ai clienti che acquistino servizi Wi-Fi sulla propria vettura di poter cambiare operatore qualora non fossero soddisfatti. Essendo le SIM in questione installate nelle auto, il cambio operatore non potrà avvenire sostituendo la SIM dal nostro telefonino come facciamo abitualmente. Si dovranno quindi studiare modalità di cambio operatore da remoto, che non vadano a rimuovere il supporto fisico della SIM.”

Nel dettaglio, “tali servizi possono essere erogati o utilizzando risorse di numerazione attribuite a un partner estero (MNO affiliato non italiana dell’MNO Italiano) sulla base del relativo Piano nazionale di numerazione (PNN), aventi IMSI2 con codice MCC-MNC 2 International Mobile Subscription Identity (IMSI – costituito da 15 cifre decimali e, in particolare, da 3 campi: il Mobile Country Code (MCC), il Mobile Network Code (MNC) e il Mobile Subscription Identification Number (MSIN) 8 Allegato B alla delibera n. 43/16/CIR Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni extra-territoriale, che opererebbero in roaming permanente sulla rete del MNO italiano, o numerazioni “sovranazionali” (per servizi cosiddetti “global services3”, previsti dalla raccomandazione ITU-T E.164), assegnate dall’ITU4 , una volta verificato che l’impiego di tale numerazione è conforme alla raccomandazione ITU E.164. Tale codice IMSI non italiano o ITU verrebbe utilizzato, sulla rete del MNO italiano, per fornire sia i Servizi M2M sia i Servizi Hotspot Wi-Fi”.

Per tutto questo non è sufficiente avvalersi del classico roaming della sim straniera in Italia. A quanto riferisce Agcom, la novità regolamentare  è richiesta da numerosi operatori. Quelli virtuali hanno un motivo in più: senza questa possibilità potrebbero non essere in grado affatto di gestire sim straniere, dato che non possono contare su accordi di roaming.

Si legge infatti: “tali operatori ritengono, altresì, che soluzioni apparentemente alternative, quali ad esempio la stipula di accordi di roaming nazionale con gli operatori di rete, non sono immediatamente praticabili, per due ordini di ragioni: 1) gli operatori di rete (MNO) non si ritengono obbligati a consentire l’accesso all’operatore mobile virtuale; 2) nella maggior parte dei casi il mobile host operator (MHO) non consente al proprio ospitato, nell’ambito dell’accordo di accesso, la possibilità di acquistare la fornitura del servizio di accesso mobile da un altro operatore”. Tra gli operatori che hanno richiesto l’intervento di AGCOM, particolarmente attiva è stata infatti Poste Mobile,

La delibera è comunque solo la prima azione che l’Autorità intende fare in questo ambito, a tutela del mercato nazionale. Lo si evince da uno studio che ha realizzato l’anno scorso e anticipato al Corcom. Per esempio, c’è il tema della standardizzazione. “Gli operatori internazionali stanno cercando di creare protocolli propretari mentre sarebbe bene avere standard interoperabili. Stiamo favorendo un coordinamento nazionale per affermare uno standard, ma tutto questo sarebbe più efficace se fatto a livello europeo. Che è quanto sta facendo il Berec. Il tema dell’interoperabilità riguarda molto i dispositivi installati nei veicoli e in casa”, ha detto Nicita in una precedente intervista al nostro sito.

10 Maggio 2016
Fonte: http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/41343_internet-of-things-agcom-pronta-modificare-le-regole-sulle-sim.htm

 

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Roam Like Home
09 agosto 2016 Reti mobili

“La crescita del traffico dati nelle rete mobili ha tassi dell’ordine del 50% anno su anno. In base ai dati resi noti dall’operatore belga Proximus la crescita del traffico medio per utenti 3G/4G tra il secondo trimestre 2016 (790MB/utente/mese ) e il terzo trimestre 2014 (357 MB/utente/mese) è stata del 55% YoY; limitatamente al traffico 4G la crescita nello stesso periodo è stata da 841MB a 1.090MB/mese (+28% YoY). E il Belgio è uno dei Paesi con le medie di traffico dati su rete mobile più basse, nel seguente post della svedese Tefficient sono indicati valori medi di traffico dati su rete mobile 2015 in Europa che arrivano ai 5GB/mese/utente della Finlandia. Perché monitorare questi valori? Guardando alla scadenza del 15/6/2017 quando il traffico roaing in Europa non potrà più comportare un sovrapprezzo rispetto al traffico nazionale  condizione di un uso consapevole (c.d. “fair use”), ci si deve chiedere quale sia il valore di riferimento. L’articolo poi prosegue con una analisi dei primi pacchetti in Europa che introducono un caone unificato per il traffico indipendnetemente dal Paese UE di appartenenza, la versione “beta” dei pacchetti che dovranno andare in vigore per legge dalla prossima estate (CC).”

Fonte: http://tefficient.com/roam-like-home-the-beta/

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Conseguenze Brexit per le telecomunicazioni
12 luglio 2016 Telecomunicazioni

E’ interessante, anche per l’Europa continentale capire cosa accadrà nel comparto delle telecomunicazioni, in UK con Brexit, perché UK è stata, per volti versi, la culla delle telecomunicazioni europee. Infatti, oltre ai successi di Marconi, dovuti anche alla sua presenza nel Regno Unito, è utile ricordare come la telegrafia (su filo) sia stata inventata nel Regno unito, dove pure ebbe luogo, nelle prime decadi del 1800, il primo servizio telegrafico commerciale. Seguito poi dal primo collegamento marino Regno Unito – Francia, dovuto alla invenzione scozzese di un particolare tipo di isolamento dei cavi marini; e dall’invenzione delle telescriventi sviluppata da Mr. Creed (assieme ai “perforatori di banda”).

E anche il processo di regolamentazione e liberalizzazione delle telecomunicazioni europee è nato nel Regno unito, dieci anni prima che nel resto dell’Europa; dopo il successo avuto negli USA. E’ quindi interessante anche per noi capire cosa accadrà delle telecomunicazioni post-Brexit; non foss’altro perché le telecomunicazioni, per definizione, sono internazionali.

La decisione da parte del Regno Unito di lasciare l’UE aprirà un periodo di discussioni e negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea; periodo che potrebbe durare fino a due anni. Il modello di uscita e il quadro delle nuove relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea sono oggi tutt’altro che chiari, e così è l’impatto sull’economia del Regno Unito, in generale.

Le influenze di Brexit, sul comparto delle telecomunicazioni, ovviamente ci saranno, ma potrebbero essere di non grande entità a causa del fatto che il mercato delle telecomunicazioni, in generale, è meno vulnerabile ai cambiamenti macroeconomici rispetto agli altri settori. In realtà, fino a pochi anni fa, era opinione comune che le telecomunicazioni traessero vantaggio dai fattori destabilizzanti dell’economia, come le guerre. Se questo sia ancora vero, ce lo dirà il futuro.

L’industria dei servizi di telecomunicazioni, conta, nel Regno Unito, per il 2% del PIL nominale e, negli ultimi dieci anni ha dimostrato: (i) una bassa correlazione con l’ambiente macroeconomico del paese e (ii) un andamento dei ricavi più sano rispetto ad altri mercati delle telecomunicazioni in Europa occidentale .

Inoltre, la gran parte delle entrate degli operatori di telecomunicazioni deriva dal consumo di servizi domestici e il settore dei servizi delle telecomunicazioni britannico non ha una tipologia di commercio import / export con l’UE e nessuna esposizione materiale verso il prezzo delle materie prime correlato. Le telecomunicazioni transnazionali avvengono su reti di proprietà o con accordi tra operatori, che ifficilmente verranno cambiati a causa di Brexit.

Questo dovrebbe rendere le prospettive delle telecomunicazioni post-Brexit meno vulnerabili e incerte rispetto a quello di altri settori.

Vediamole un po’ più nel dettaglio:

Regolamentazione – anche se è vero che l’impatto di Brexit verrà meglio conosciuto a conclusione dei negoziati tra il Regno Unito e l’UE, il Regno Unito non può divergere in maniera significativa dal quadro normativo dell’UE e dall’armonizzazione di alcune regole almeno per i prossimi 2-3 anni, indipendentemente dal modello normativo che sarà adottato; anche perché il Regulatory Framework della UE è stato trasposto nella legislazione britannica, e ci vorrà tempo per cambiarla. Tuttavia, qualsiasi incertezza normativa a breve termine può quasi sicuramente far rinviare alcune decisioni di investimenti; in particolare in materia di spettro radio, di neutralità della rete, di digitalizzazione di servizi e contenuti, e di number portability. Non dimentichiamo, comunque, che OFCOM (il Regolatore britannico) è stato considerato, in UE, il leader dell’innovazione in materia di regolamentazione; anche perché precursore della stessa; avendo il Regno Unito, come detto prima, deregolamentato il settore circa dieci anni prima dell’Europa continentale. E questo fatto va a favore di una continuità in senso di armonizzazione delle regole. Non dimentichiamo, comunque, come l’industria britannica abbia più volte richiesto una minore rigidità nelle regole e migliore concorrenza nelle tlc; rigidità imposta (v. paragrafo “consolidamento”) anche dalla regole UE.

Tecnologia – Nel settore delle telecomunicazioni di nuova generazione e delle reti in generale, non si ritiene che gli operatori vogliano (o possano) cambiare le loro tabelle di marcia in termini di investimenti futuri. Almeno per i prossimi cinque anni. Alcune aziende tecnologiche internazionali possono ridimensionare i loro piani di investimento in R & S nel Regno Unito, poichè il paese può applicare criteri di investimento e norme di attuazione in maniera diversa rispetto all’UE. Tuttavia, è improbabile che ciò possa influenzare il ciclo di innovazione nel settore delle telecomunicazioni del Regno Unito, che è già molto avanzato. Non dimentichiamo, poi , che organismi internazionali come ITU, sovrintendono, in maniera globale, agli aspetti tecnologici e di armonizzazione.

Concorrenza – non ci si aspettano grandi cambiamenti del contesto competitivo delle telecomunicazioni britanniche. Gli operatori, qui, hanno iniziato a monetizzare i loro investimenti in NGN e probabilmente continueranno a competere sulle offerte avanzate di servizi e contenuti all’interno dell’ecosistema digitale, piuttosto che sul pricing. UK, poi, potrebbe essere la prossima tappa per il lancio in Europa di Google Project Fi MVNO; considerando che Google genera il 10% del suo i ricavi pubblicitari nel mercato del Regno Unito.

Nell’area “consolidamento” – Il mercato del Regno Unito ha grande spazio per il consolidamento fisso-mobile, e ciò perchè un numero significativo di operatori di una certa dimensione è interamente o principalmente focalizzato su una sola tipologia di servizi : o di telefonia mobile (Vodafone, O2 e Three) o di telefonia fissa (Sky, Virgin Media e TalkTalk) . Si ritiene che le fusioni tra operatori fissi e mobili possano sbloccare le opportunità di convergenza nel Regno Unito e ciò accadrà a prescindere dal modello di business regolamentare che sarà adottato. Tuttavia, Brexit può aggiungere un catalizzatore aggiuntivo di consolidamento poiché le fusioni offrono alcune buone occasioni di risparmio su opex e su capex e tali risparmi possono rappresentare una protezione nel caso di perdite di fatturato causate da implicazioni Brexit.

Il Roaming presenta un’area di incertezza, anche se contabilizza una quota minore dei ricavi totali degli operatori. La maggior parte degli operatori mobili sono già sulla strada di applicare, entro l’estate 2017, la regolamentazione dell’Unione europea di roaming, e anche se c’è ora la possibilità di UK di scegliere la linea temporale, è improbabile che gli MNO abbandoneranno il progetto completamente. Secondo Current Analysis, nel Regno Unito tutti gli MNO dovrebbero cercare di rassicurare i loro clienti circa il fatto che continueranno a lavorare sulla riduzione delle tariffe di roaming.

Detto ciò, non è escluso che Brexit possa, rallentare la ripresa del mercato delle telecomunicazioni nel Regno Unito fino al 2020; ma in maniera leggera.

Pyramid Research, ad esempio, prevede che Brexit possa rallentare la crescita delle telecomunicazioni in UK, nei prossimi cinque anni, con un impatto di circa il 3- 4% sui ricavi fino al 2020; cioè con ricavi di 32,2 miliardi di sterline nel 2020, invece di 33,4 miliardi.

Ma nonostante questa possibile, leggera, diminuzione di ricavi, lo scenario a trend positivo, in generale, non dovrebbe mutare. Infatti, dopo diversi anni di pressione sulle entrate, il mercato del Regno Unito è impostato per tornare ad una crescita dei ricavi da quest’anno in poi; un andamento simile a quello previsto nella maggior parte dei mercati europei tra il 2016 e il 2018. E questo varrà anche per le telecomunicazioni; In particolare l’adozione di servizi distribuiti su reti di nuova generazione, fisse e mobili, è già molto avanzata in UK, e aiuterà gli operatori a stabilizzare o aumentare le loro ARPU. In ciò verrà aiutata anche da uno status di regolamentazione interna (OFCOM) che appare meno severa rispetto al passato.

di Achille De Tommaso, Aquarius Logica CH
Spunti economici tratti da analisi di: Pyramid Research, Current Analysis, Bird & Bird, OsborneClark.
Fonte: http://www.agendadigitale.eu/

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